Il primo Re - il cinema italiano può. (Backstage)


Alessandro Borghi in una scena del film "Il primo Re"

Un po' come fu per i maestri della nostra storia cinematografica all'epoca del neorealismo, è già da diverso tempo che si inizia ad avvertire un bisogno, una necessità, una voglia di andare oltre le barriere e gli schemi che fino ad oggi hanno - in molti casi - soffocato il panorama cinematografico italiano.

L'italia che sembra imporsi dei limiti e una ristretta cerchia di generi ormai da troppo tempo, ha oggi invece voglia di lanciarsi a tutta forza verso nuove formule, nuove sperimentazioni, e di osare senza pensarsi troppo addosso.

"Qui non è Hollywood" recitava una vecchia canzone, e meno male, aggiungiamo noi. Ad ognuno il suo, ma se da un lato gli sfarzi e i mastodontici budget d'oltre oceano non sono alla nostra portata (la produzione per questo film ha stanziato 8 milioni di euro, signor budget per noi, briciole per altri) dall'altro il cinema europeo ha sempre avuto prerogative, punti di forza ed una sensibilità differente.

Ma se l'america a suo tempo, saggiamente, ha saputo miscelare magistralmente gli elementi del cinema europeo, alla propria realtà, perchè non può avvenire il contrario?

Ecco, questo è quello che ci viene in mente davanti ad operazioni come "Il primo re" .

Film d'autore epico, brutale e spettacolare, giustamente ambizioso, di Matteo Rovere, che proprio come avviene in "Veloce come il vento" o in "Lo chiamavano Jeeg Robot" non ha paura di osare, di fare un primo passo verso una strada ancora deserta nel nostro paese, e di dimostrarci che possiamo permetterci di andare in altre direzioni senza risultare ridicoli, anzi...

Non poteva esserci esempio migliore, e ce lo dicono proprio le parole del regista, che ha dichiarato di essersi ispirato ad opere come Apocalypto e The Revenant (film la cui emulazione fino all’altro ieri sembra persino impossibile da concepire per la nostra piccola industria) per raccontare la storia meno americana che possa esistere, quella della leggenda legata alla nascita di Roma.

«Finalmente abbiamo avuto l’occasione di mostrare al mondo intero che anche in Italia sappiamo realizzare film grandiosi»

racconta Francesco Grisi socio fondatore insieme a Pasquale Croce di EDI e supervisore degli effetti del film insieme a Gaia Bussolati.


«Abbiamo lavorato spesso su film americani che hanno richiesto simili spiegamenti di forze, ma in Italia è un caso tanto raro quanto felice. Grazie a registi illuminati come Matteo Rovere, la cinematografia italiana sta riacquisendo l’importanza su scala mondiale che ha sempre avuto ma che sembrava aver perso. Lo sforzo tecnico per simulare il fiume in piena, gli oggetti travolti, le armi utilizzate, hanno richiesto una potenza di calcolo non indifferente, anche per i tempi che, benché fossero lunghi per un film tradizionale, risultavano appena sufficienti per un film così ambizioso».


Non ci dilunghiamo troppo e vi lasciamo a due video backstage e al trailer che possono aiutarci a capire meglio di cosa stiamo parlando, sperando che, al di là della critica - che per ora pare essere benevola - operazioni come questa possano essere ancor più protagoniste nel nostro cinema, e non esempi isolati.







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