Benvenuto videoclip! Adesso è opera d'arte alla pari

E’ del 2018 la notizia che Billboard, il magazine americano vangelo di ogni musicista, ha stilato una classifica dei videoclip più belli del secondo millennio. E, indovinate? Tra i 100 migliori video degli ultimi 18 anni il fortunato ad aggiudicarsi la vittoria è stato Bad Romance di Lady Gaga. La motivazione è l’ aver avuto il merito di inaugurare una nuova era musicale, nella quale i filmati che accompagnano le hit hanno ‘un che di cinematografico’


Se si associa, però, il genere del videoclip all’aggettivo ‘cinematografico’ allora ‘un che’ non è sufficiente. Si parla di molto di più.


Basta nominare Bad, girato da Martin Scorsese o Thriller, girato da John Landis, il regista di The Blues Brothers, che tutto diventa subito molto più chiaro.


Proprio Thriller, girato nel 1983 quando il Re del Pop non era ancora ufficialmente il Re del Pop ma era già sulla buona strada per diventarlo, rappresentò una piccola grande rivoluzione. Infatti, mentre i video musicali non erano altro che assemblaggi di immagini e foto o in alternativa la ripresa degli artisti mentre suonavano i loro pezzi, lui, MJ, ideava la sceneggiatura di un vero e proprio cortometraggio horror- ispirandosi ai grandi classici dell'orrore del regista George A. Romero. 13 minuti che fecero balzare in cima alle classifiche il singolo nonostante tutte le resistenze degli addetti ai lavori.


E si potrebbe pure continuare citando Michel Gondry, celebre al grande pubblico per The Eternal Sunshine of the Spotless Mind che si è fatto per anni le ossa come regista di videoclip lavorando con The Rolling Stones, Lenny Kravitz, Foo Fighters – giusto per citarne alcuni. Oppure David Fincher, che prima di ottenere il successo mondiale con film come Seven e Fight Club ha diretto numerosi artisti del calibro di Madonna e George Michael.


Insomma, la lista potrebbe farsi davvero lunga e questo dimostra un’unica cosa (anzi due): anche i grandi registi hanno cominciato o si sono imbattuti durante la loro carriera nel dirigere video musicali ma soprattutto che l’aggettivo ‘cinematografico’ si sposa bene con la parola videoclip. Non è un caso dunque che il Ministro dei Beni culturali e il turismo Franceschini abbia dichiarato ultimamente che "il videoclip è un'opera d'arte".


La decisione di firmare il decreto che riconosce a questo prodotto audiovisivo i benefici del tax credit è arrivata dopo la petizione firmata da tantissimi artisti, tra i quali Fiorello, Giovanni Allevi, Gianna Nannini e Gino Paoli.

“Hanno interpretato e interpretano al meglio l'immaginario popolare, facendo sognare intere generazioni e sono delle opere d'arte. Per questo non c'era motivo di escluderli dalle agevolazioni fiscali”- ha asserito Franceschini. Nel 2017 i videoclip erano stati esclusi dal tax credit ma adesso il Ministro ha rimediato all’errore.


Una piccola grande vittoria per il settore dell’audiovisivo. I video musicali sono adesso considerate opere artistiche universalmente riconosciute, frutto dell'ingegno artistico e contenuti creativi analoghi a quelli di altri prodotti ammessi ai benefici fiscali della legge Franceschini sul cinema come ad esempio i film, la videoarte e i videogiochi.


E allora non ci resta che dire: benvenuto videoclip!

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