Bafta 2020, luci e ombre sulle statuette degli oscar britannici



All’edizione numero 73 dei Bafta, gli ‘Oscar britannici’ che anticipano, seppur solo di una settimana, quelli americani, tra i soliti red carpet di pizzi e lustrini, non sono mancati i colpi di scena e le frecciatine ora ironiche, ora polemiche.


I voti di una giuria composta da più di 5mila professionisti britannici e internazionali del cinema hanno decretato la vittoria, a tutto tondo, di 1917. Il film di Sam Mendes sulla prima guerra mondiale ha fatto incetta di premi, portandone a casa ben sette. Miglior film, miglior film britannico, miglior fotografia, migliori effetti speciali, miglior sonoro e migliore scenografia. Dulcis in fundo? Ah sì, miglior regia! Mendes ha infatti avuto la meglio sugli altri colleghi nominati. Niente popò di meno che Martin Scorsese, Todd Phillips, Quentin Tarantino e Bong Joon-Ho.


Mentre il coreano Parasite è riuscito comunque a consolarsi con i premi di miglior film straniero e migliore sceneggiatura originale, a Irishman è andata meno bene, tornato a casa a mani vuote nonostante le ben dieci nomination.


Il premio per la migliore attrice è andato a Renee Zellweger. L’iconica ex Bridget Jones ha ricevuto il plauso universale della critica per la sua interpretazione di Judy Garland nel film biografico Judy, per il quale si è già aggiudicata un Golden Globe.


Ad aggiungere un po' di pepe agli Awards londinesi è arrivata la polemica di Joaquin Phoenix, il vincitore del premio come miglior attore per il film Joker. Durante il suo discorso di ringraziamento l’interprete dell’arci-nemico di Batman ha posto l’attenzione su un fenomeno che ha definito “razzismo sistemico”, dovuto all’assenza nelle nomination di attori di colore.

“È per me un onore e un privilegio essere qui — ha dichiarato Phoenix —, ma sono combattuto perché molti dei miei colleghi che lo meritano non hanno il privilegio di esserci. Non credo che nessuno voglia un trattamento preferenziale. Penso che le persone vogliano solo essere riconosciute, apprezzate e rispettate per il loro lavoro. Questa non è una condanna legittima perché mi vergogno di dire che faccio parte del problema". E ha proseguito: "dobbiamo fare un duro lavoro per comprendere veramente il razzismo sistemico. Penso che sia l'obbligo delle persone che hanno creato, perpetrato e beneficiano di un sistema di oppressione, essere coloro che lo smantellano. Quindi, sta a noi".


Intanto che la polemica incalzava, c’ha pensato Brad Pitt a smorzare la tensione. Il sex symbol, che si è aggiudicato il premio di miglior attore non protagonista con C’era una volta…a Hollywood, non ha potuto ritirare personalmente il premio e ha così delegato la collega Margot Robbie per la lettura del suo discorso. Nonostante la presenza dei duchi di Cambridge in platea, non sono mancati i riferimenti alla Brexit, con un ironico augurio di benvenuto alla Gran Bretagna per essere entrata, come lui d’altronde, nel club dei single. Brad è poi andato avanti con la stesso humour, strizzando un occhio alla Royal family “chiamerò il mio premio Harry , perché non vedo l’ora di portarlo negli Usa".


Quali le altre statuette della settima arte consegnate ai Bafta? A Laura Dern quella per la miglior attrice non protagonista per Storia di un matrimonio, e a Le Mans ’66 di James Mangold per il montaggio.


Il premio ai costumi è stato assegnato a Little Women di Greta Gerwig mentre per trucco e parrucco se lo è aggiudicato a sorpresa Bombshell di Jay Roach, sebbene il favorito fosse Judy.

A For Sama, il film girato ad Aleppo nel 2016, che attraverso la dolce voce di una giovane madre narra la guerra in Siria - già vincitore del premio di Amnesty international - il merito di aver conquistato il podio nella categoria dei documentari grazie alla sola forza della verità.

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